Scrittura

Tempo d'autunno

Autore

Antonio Sisana

Riflettere, meditare in vista dell'inverno.

La stagione dell’autunno ci regala i colori più belli, le giornate più limpide, albe e tramonti meditativi. Le giornate si fanno sempre più corte, l’aria frizzante, i temporali si diradano a favore, spesso, di piogge fredde e continue. L’attività frenetica ed il calore dell’estate diventano un ricordo, la mente ed il corpo si preparano all’inverno.

Questi mesi d’uva, castagne, zucche e patate ben si confanno al ritornare presto, la sera, nelle dimore, ai primi fuochi nelle stufe, ad un buon bicchiere di vino con amici e famigliari. L’autunno è la stagione del ritorno, del raccoglimento, del tirar le somme, della meditazione; periodo ideale per un processo contemplativo capace di raccogliere, in sé, tutta l’esistenza.

Nel cammino del cristiano abbiamo, circa nel mezzo, due giorni in cui tutto quanto sopra detto si concentra: quello in cui si ricordano tutti i Santi e quello in cui si rimembrano i nostri morti. La contemplazione della vita è, quindi, anche contemplazione della morte. L’autunno è la stagione che ci anticipa l’inverno e quest’ultima, spesso accostata alla morte, è, però, anche quella che prepara ad una nuova vita.

Fa molto bene meditare su questi due aspetti, perché in realtà si comincia a vivere solo quando si è fatto pace con la morte, con quei sentimenti di paura, panico, sgomento, smarrimento che accompagnano la fine dell’esistenza terrena. La natura c’insegna che non esiste una fine, che tutto quanto cambia, evolve, si trasforma. La fede del cristiano si fonda sulla resurrezione e non sulla morte in croce; l’autunno ci avvicina a questi pensieri e spesso ci mette in difficoltà, ma ci offre importanti spunti per cominciare a vivere davvero.

Quando festeggiamo il giorno dei Santi ricordiamo tutte quelle figure che hanno fatto della loro vita un esempio d’amore per il prossimo, che si sono avvicinati di molto all’ideale cristiano. Li rappresentiamo come dei fratelli e delle sorelle maggiori che con la loro vita sono diventati presenza costante in quella di tutti noi. Ebbene, il loro esempio rimane presente e vivo, non sono più con noi nella materia più grezza, ma ancora respirano nei polmoni e parlano ai nostri cuori, più di prima; il loro esempio li rende presenza costante.

Il giorno dopo assume tinte più tristi, meno serene, e questo, lo ammetto, a me dispiace. Si ricordano i morti, questo viene detto, ma a me piace più festeggiare i morti. Sì, il due di novembre dovrebbe essere un giorno di festa. Ricordare le persone che hanno segnato la nostra vita passata, più o meno recentemente, è ritrovare quell’amore che mai si è spento. Per chi a perso una persona cara è ben chiaro che l’assenza del suo corpo ha acceso ancor di più la sua presenza nel nostro cuore. La morte è solo illusione, perché chi abbiamo amato ancor di più è in vita; non in un sepolcro, non nel freddo della terra o del cemento, non in una lapide o nel più esoso monumento, ma nel nostro cuore batte ancora il suo, nei nostri polmoni aleggia il suo fiato, nei pensieri e nelle parole c’è la sua presenza.

Meditare sulla morte ci porta alla contemplazione della vita. Vivere è un dono grande e festoso e saper vivere significa esser pronti a superare l’illusione della morte, pertugio difficile da attraversare, ma che ci porta ad un vivere nuovo e diverso. Dalla contemplazione arriviamo alla certezza che solo vita esiste, solo vita. Solo partendo da questa certezza, credo, possiamo trasformare questo grande dono in un’offerta, amare veramente, utilizzare ogni spazio nei nostri polmoni, incontrare l’altro dopo noi stessi, fare di questa esperienza terrena un cammino.

Questo scritto è pubblicato sul Bollettino della Parrocchia di Bormio dell'autunno 2013.

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