Scrittura

L'autunno della nostra vita

Autore

Antonio Sisana

La stagione del... ritiro.

Abbiamo passato in rassegna le stagioni della vita: l’inverno, la vecchiaia, la primavera correlata all’apprendimento e l’estate, l’età del capofamiglia, della maturità. Ora ci manca l’autunno, quella stagione che nel ciclo della natura approssima all’inverno con colori vivaci ed indimenticabili nelle foglie sugli alberi, la raccolta dei frutti tardivi e la preparazione della legna e dei vestiti più pesanti.

L’autunno della vita, in Oriente, è l’età del ritiro, di quel periodo in cui, assolti i compiti della famiglia e del lavoro, si comincia ad affrontare i temi più profondi della vita. Si parla di ritiro in quanto l’essere umano ritorna a se stesso, non più concentrato verso l’esterno, il mondo materiale, ma verso la conoscenza del senso della vita. In poche parole l’autunno dovrebbe essere periodo di consapevolezza, di ricerca interiore, d’assolvimento alle domande della vita vera. Non a caso si dice che questo terzo periodo non è di tutti; molti si fermano al secondo, rimangono invischiati negli impegni del mondo materiale, rivolti esclusivamente al mondo esteriore.

Ritirarsi non significa rifiutare la vita quotidiana, anzi, in questo periodo l’essere umano diviene più maturo, più ricco d’esperienza e quindi più idoneo e preparato ad assolvere compiti sociali, per la comunità, la nazione. Ritirarsi significa cominciare a staccarsi dai propri egoismi, fondare le proprie azioni per gli altri, per il bene presente e futuro dell’umanità, della terra e nel contempo affrontare con passione la ricerca interiore di un significato alla vita. Il corpo e le sue energie cominciano a perdere d’efficacia, mentre l’esperienza apre dentro di noi nuovi orizzonti, ci rende consapevoli di cosa sia veramente importante.

È il periodo ideale per ricercare la saggezza, la quale è in fondo la combinazione di sapienza ed esperienza, è l’esprimersi attraverso la vita quotidiana dell’arte del buon senso. Se osserviamo con cura quanto la natura compie in autunno scopriamo molte cose. È la stagione in cui il cielo è terso, libero da nebbie e velature si esprime con colori pastello capaci d’incantare. Albe e tramonti da favola ci vengono regalati, come del resto i colori delle foglie ornano la nostra valle rendendola fonte di grande ispirazione. In autunno camminare per boschi ci riempie di vita, ci dona serenità e ci sprona a riflettere su quanto è stato e sull’arrivo dell’inverno. La natura sembra placarsi, raggiungere quell’equilibrio tra esteriore ed interiore, sembra aver raggiunto la via di mezzo.

L’autunno della vita è periodo fecondo, in cui interiore ed esteriore si equilibrano, ove l’esperienza vuole esprimersi per gli altri, ove l’essere umano raccoglie in sé espressione e presenza. L’uomo e la donna consapevoli di questo, nella loro età autunnale diventano insegnanti, anche maestri di vita per chi, più giovane, voglia ascoltarli. La maturità di questa fase non chiede clamori, non corre con megafoni in ricerca di discepoli, ma rimane serena appartata nelle sue case e nelle proprie vie, sempre pronta ad accogliere chi vuole dissetarsi alla sua fonte.

L’autunno è la stagione che ho sempre amato più delle altre, per indole, per istinto e forse perché ricordo, sin da giovanissimo, le belle camminate per i sentieri tra varie tonalità di giallo e arancio, la luce del sole più viva, il tepore che scioglie la brina del mattino, il paese che, passata l’ebbrezza del turismo estivo, riprende a rallentare tra le vie; il profumo delle castagne cotte al fuoco della stufa, i polpastrelli che si scottano nel toglierne la pelle, e quel sapore pieno e nutriente che accompagna le parole tra parenti ed amici; un buon bicchiere di vino rosso, il ritrovarsi dopo tanto lavoro ed impegno, le sere che arrivano sempre prima regalando, nelle giornate senza nuvole, un fantastico tramonto che arancia il monte Reit.

Una stagione come questa non può che avvicinarci agli altri ed a noi stessi, renderci consapevoli di cosa conti veramente nella vita, e spronarci ad esser grati di tutto questo.

Questo scritto è stato pubblicato sul bollettino autunnale 2012 della Parrocchia di Bormio.

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