Scrittura

Amare il proprio nemico

Autore

Antonio Sisana

Primavera del Cristiano.

Quando dobbiamo associare qualcosa al termine primavera subito ci sovviene rinascita, ripresa, rinnovamento. Non a caso la tradizione Cattolica ha inserito la festa della Resurrezione la prima domenica dopo la luna piena di questa stagione, da sempre periodo di riti di rinnovamento e di rinascita. Ultimamente abbiamo sentito parlare di “primavera araba” in riferimento ai moti di sommossa delle popolazioni di alcuni stati del Mediterraneo nel tentativo di uscire da dittature e oppressioni. Ebbene, in questa stagione stiamo vivendo le paure e le minacce dei terroristi, di quella parte di persone che, usando in modo estremista la religione Islamica, cercano di imporre uno stato di terrore e d’oppressione. La nostra società, di certo non libera e incolpevole di tale situazione, si sente minacciata e intravede in essi il nemico da combattere.

Il Cristiano cerca di trovare forza e ispirazione dalle parole del suo “Profeta”, quel Cristo a cui il Vangelo pone in bocca parole chiare e importanti a riguardo: “Amate i vostri nemici… benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano”; ed ancora “a chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra”. Sono parole decise, ferme, che non lasciano spazio a fraintendimenti o a diverse interpretazioni.

È questa la risposta, è questo che c’invita a fare Gesù. Dobbiamo imparare e riuscire ad amare il nostro nemico, comprendere sino in fondo e fare nostra la consapevolezza che ogni essere umano è nostro fratello e nostra sorella, nessuno escluso. Amare sino in fondo l’essere umano, come se fosse noi stessi, perché ognuno è parte di noi e noi siamo parte di tutti. È un amore incondizionato che ci fa comprendere che questa è l’unica via vera d’ogni tradizione religiosa, insegnata da ogni Profeta, confermata dal Cristo. All’odio, alla vendetta, al desiderio di male se rispondiamo con la legge del taglione aumentiamo la spirale di violenza e non risolviamo nulla. Lo insegna la storia, lo insegnano i Saggi e ce lo insegna l’esperienza.

Per fare questo dobbiamo scindere l’uomo e la donna, l’essere umano, dalla sua azione. Viviamo in uno stato laico, ed è bene che sia così, è una conquista, e questo ci rende consapevoli che vi sono delle leggi civili che vanno rispettate e vanno eseguite. Ebbene, l’atto violento, il reato va punito, per bene, secondo la legge, secondo il vivere e decidere democratico e civile. L’essere umano, invece, pur con le sue colpe, con le sue condanne, con la sua sete di dolore, lui o lei vanno semplicemente amati. Solo così possiamo cambiarli, possiamo farli sentire nostri fratelli, nostre sorelle. È sconvolgente l’insegnamento di Gesù, estremo e profondo, si radica nell’Amore e in esso fiorisce. Se ci vestiamo dell’abito Cristiano è in questa direzione che dobbiamo camminare, muoverci, sentire. Non è facile, non è quello che vogliono quei nemici che fanno di tutto per istigare dentro e fuori da noi la sete d’odio, vendetta, dolore.

I Santi ed i Saggi nella storia hanno dimostrato che con la forza dell’amore sì è in grado di fermare guerre, cambiare uomini, redimere malviventi, mansuire bestie, aprire il cuore. Semplicemente con l’amore hanno saputo compiere miracoli e avvicinare l’essere vivente alla sua appartenenza divina.

In questa stagione ove tutto rinasce, tutto ritorna a vivere nella pienezza possiamo trarre forza e ispirazione per rinnovarci, per risorgere nel cuore e scoprire la bellezza disarmante d’ogni essere umano. Amare i nemici, pregare per loro, per la loro violenza, per il loro dolore, il loro odio. Ed assieme a questo fare lo stesso per chi lo subisce, per noi che siamo l’altra faccia della medaglia.

Il padre della parabola, se non avesse seguito l’amore per il figlio, accogliendolo a braccia aperte, lo avrebbe condannato per sempre all’odio ed alla solitudine. Così ha ricomposto la sua famiglia e resa più unita. Ad ognuno di noi spetta il compito di fare la stessa cosa, sui sentieri che siamo chiamati a compiere ogni giorno.

Non è certo facile, non è la via più semplice, ma forse è l’unica via che veramente vale la pena di provare a camminare e che conduce a quella libertà interiore che nessun regime, nessuna oppressione, nessuna violenza può provarci.

Questo scritto è pubblicato sul bollettino della Parrocchia di Bormio di Primavera 2015.

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