Home > Blog > La Storia di Giovanni


27 Giugno 2011

La Storia di Giovanni

Categoria: Blog

un racconto di fantasia che rispecchia, purtroppo, la realtà quotidiana

“Quando lasciai la casa di affidamento ero un giovane acerbo, carico di rabbia, sfiduciato verso il mondo e soprattutto verso ogni persona. Mi ero lasciato alle spalle un padre assente, un uomo che dopo appena due anni dalla mia nascita aveva mollato tutto e tutti ed era scomparso chissà dove. Mi era stato detto che era morto, lontano, in Sud America, bruciato da sostanze allucinogene. Mia madre, invece, aveva preferito rimanere, far crescere un figlio mai voluto a suon di percosse, ricatti, violenze di ogni genere. Quando era lucida, libera da sostanze, da alcool e droga, si mostrava più umana, non mi picchiava, urlava soltanto se io non obbedivo. Era per me già qualcosa di bello, un dono, una gioia, piccola isola nell’oceano del dolore. Quando si doveva incontrare con qualche cliente, dovevo sparire dietro la porta di uno sgabuzzino adibito a camera per l’occorrenza. La sentivo urlare, godere o fingere di farlo, lui che ansimava, tutto in diretta per le mie orecchie. Io me ne stavo chiuso dentro, non potevo capire come non potevo uscire, perché l’unica volta che l’avevo fatto avevo ricevuto una “manica di botte” sia da lei che da un uomo, alto, grosso, peloso e dagli occhi spiritati, credo dalla cocaina. Quando tutto finiva e lui se ne andava, lei vagava per la casa, senza senso, beveva qualche sorso di birra, a volte vomitava, altre volte sfinita dormiva per ore ed ore. Spesso mi diceva che per lei non ero suo figlio, che ero nato dalla violenza di un uomo, mio padre, pieno di alcool e droga. Non era una madre per me, ma una strega, la vedevo così nei miei sogni e nella mia immaginazione, quando fantasticavo storie e fiabe per cercare di edulcorare la mia esistenza. Nella mia fantasia vedevo sempre arrivare una donna, una fata capace di fare l’incantesimo, di liberarmi dalla malignità di mia madre. Invece, un giorno, mentre lei urlava e gridava in camera, picchiata forse dall’ennesimo avventore, giunsero alcuni poliziotti e assistenti sociali che mi separarono da lei per sempre, mi portarono in una casa di assistenza e da lì vagai per vari istituti, non ritrovando me stesso, ma almeno la forza per riprendermi in mano la vita e la libertà.
Quando lasciai la casa affido, ormai maturo e con un lavoro, iniziai il mio pellegrinaggio sulla strada della vita, mia madre non c’era più, mio padre era morto, pochi amici al di fuori di alcuni compagni d’avventura in questo percorso. Non ero certo uno stinco di santo, spesso mi rifugiavo in bar e locali a stordirmi con l’alcool, facile a risse e discussioni, sfiduciato verso il prossimo come pochi. Una notte, mentre vagavo sbronzo e assiderato per le vie fredde della mia città, fui preso da un malore, urlai chiedendo aiuto, e poco dopo fui soccorso da un’ambulanza chiamata da un passante. L’ospedale mi confermò qualcosa che sentivo dentro da un po’, una malattia grave, ai polmoni, perciò dovetti restare nella struttura per diversi mesi, in isolamento e sotto cure pesanti. In quel periodo successe qualcosa di importante. Le cure, la convalescenza, la riabilitazione, rappresentarono un cammino duro e difficile, arduo, penoso, ma grazie a Dio, un’entità che allora non conoscevo, incontrai una ragazza, un’infermiera, capace di leggere nel mio cuore, di curare le mie ferite, nel corpo e nell’anima. Seppe spronarmi nei momenti deboli, amarmi quando il mio cuore aveva sete, rassicurarmi quando non riuscivo a trovare un beneficio, e piano piano guarii. La malattia mi aveva indebolito nel fisico, ma rinforzato nell’anima, ed una volta uscito dall’ospedale lei non mi abbandonò. Diventammo amici, ci frequentammo, conobbi i suoi amici, alcuni erano medici, altri operatori del sociale, altri ancora persone comuni. Con loro cominciai una nuova vita, venivo accettato per quello che ero e soprattutto amato per questo. Conobbi la via della fede, un giorno, lei mi portò in un antico monastero ove viveva suo fratello, un frate francescano. Rimanemmo lì per alcuni giorni, parlai molto con il padre e quel soggiorno, quelle parole aprirono un’altra breccia nel mio cuore.
Tempo dopo incontrai anche la via dell’amore, lentamente il mio cuore, guarito dalle ferite passate, cominciò a vivere verso l’esterno. Fu allora che m’innamorai per la prima volta di lei, di questa donna capace di aiutarmi nei momenti più bui, di riportarmi alla vita, alla guarigione. Dopo cinque anni che ci frequentavamo mi innamorai di lei, e solo in quel momento compresi che lei lo era stata da sempre. Il suo innamoramento, un colpo di fulmine dettato dal profondo del cuore, si era trasformato in amore in quegli anni totalmente votati al mio bene. Non mi aveva chiesto nulla, non aveva preteso nulla, sapeva e voleva solo amare, aiutarmi, salvarmi e donarmi alla vita. Solo quando io tornai a vivere la vita stessa le donava una gioia: il mio amore verso di lei.
Ci amiamo molto noi due, purtroppo la mia salute fisica è rimasta cagionevole, il passato ha fiaccato il mio corpo, ma ha reso forte la mia anima e fortificato il mio cuore. Ci siamo sposati, viviamo uno fianco all’altra, costruiamo il nostro cammino passo dopo passo, con fede e gioia quotidiana. La vita mi ha offerto nella realtà la fortuna che solo nella mia immaginazione infantile sapeva albergare: la fata è arrivata salvandomi dalla malignità della strega. La realtà ha saputo fare meglio di quanto sognavo.
L’anno scorso è morta mia madre, prima che succedesse ha voluto ritrovarmi, in letto di morte. Non mi ha chiesto perdono, ma non importa. Ho compreso quanto duro e chiuso forse il suo cuore, spentosi nella sofferenza di molti anni, di tutta una vita. L’ho perdonata, perché anche grazie a lei, a quella sofferenza che mi ha arrecato ho potuto raggiungere questa gioia che oggi respiro ogni giorno.”.
Così mi raccontò Giovanni, un uomo felice, dal fisico provato, ma dal cuore grande. Lo salutai mentre saliva sull’auto della moglie, la splendida fata che lo aspettava per accompagnarlo nella loro dimora.

 

Tags: scrittura


Lascia un commento

I campi contrassegnati da (*) sono obbligatori







helpInserisci nell'area di testo sottostante le 2 parole che vedi nell'immagine. audio audio
Inserisci le parole Inserisci i numeri che senti