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12 Novembre 2012

La Fata delle Storie

Categoria: Blog

Racconto 12^classificato al Premio Letterario "E.Trione 2012"

Bruno era tornato alla baita immersa nel “bosco della cava”, vicino al paese. Erano passati diversi mesi da quando Alice, sua moglie, se n’era andata in cielo, strappata ai suoi cari da una rara malattia. Con l’uomo erano rimasti i figli Gioele, di sei anni e Laila di quattro.
Alice era cresciuta in questa baita, con i nonni materni aveva passato gli anni della sua fanciullezza tra alberi e sentieri. Conosceva la natura più di botanici e biologi, grazie ai racconti dei nonni, allo studio e, soprattutto, per esperienza diretta. Questo aveva fatto sviluppare in lei un grande amore per il cosmo, per ogni essere vivente, dal minerale all’animale. La sua più grande abilità, però, era la capacità di costruire storie e fiabe ambientate nel bosco. Alice amava ripetere al marito che quanto scriveva o narrava erano vicende sussurratele dagli esseri elementali e, soprattutto, dallo Spirito del vecchio ciliegio e dalla fata delle storie. L’albero dimorava nel piccolo giardino accanto alla baita e dal suo ramo più forte pendevano due corde nel cui estremo vi era un’altalena formata da una tavoletta di legno. Alice diceva al marito che molte volte, soprattutto la notte, su quell’altalena si sedeva la fata delle storie, un essere dalle parvenze femminili che amava farsi oscillare avanti e indietro dalla forza del vento. Mentre giocava cantava quelle storie ed a volte lei, svegliata da quel canto, le ascoltava dalla camera, oppure era proprio il ciliegio, il mattino dopo, a riportargliele.
Bruno, in cuore suo, non credeva sino in fondo a tali vicende, pensava piuttosto che la moglie giocasse sulle ali della fantasia, ma lasciava spazio a tutto questo perché, di lei, aveva da sempre conosciuto ed amato quel suo appartenere alla natura ed alla vita del bosco della cava. Per questo aveva assecondato Alice nell’intenzione di tornare alla baita dei nonni per passare gli ultimi mesi della sua vita. Non più ospedali, studi medici, strade d’asfalto e cemento, ma alberi, fiori, animali e il vento che attraversa. L’uomo aveva rilevato e sistemato la casetta senza snaturarne forma ed energia, lasciandola praticamente uguale a quando a viverci vi erano i nonni di lei. Dopo la morte di Alice, però, era tornato in città, ma anche lontano da quel posto, sia lui che i figli, non erano riusciti a superare il trauma. Bruno non accettava la perdita della moglie e soffriva anche perché non l’avvertiva vicina né a lui né ai loro bambini che penavano in modo più profondo. Per questo aveva deciso di tornare alla baita per fare un tentativo, per ricercare un nuovo equilibrio, una risposta concreta. Non era stato facile, però, ritrovare i luoghi e le cose che trasudavano di Alice, ma dopo alcuni giorni sembrava che qualcosa stesse cambiando. Gioele e Laila erano più tranquilli, ma continuavano a chiedere della madre, a volere che il padre raccontasse loro le storie che prima erano narrate da Alice, ma lui non vi riusciva ancora.
Una sera, addormentati a fatica i figli, Bruno decise di sedersi fuori, sul piccolo terrazzo che dava sul giardino. La notte era illuminata dalla luna piena e, mentre sorseggiava del vino rosso, si lasciò rapire dai ricordi e dalla stanchezza. Ad un certo punto si risvegliò richiamato da una voce leggera e suadente che pareva provenisse da sotto, dal vecchio ciliegio. Bruno diresse lo sguardo verso quella direzione e vide l’altalena muoversi avanti e indietro cullata dalla brezza notturna. Nessuno vedeva sopra di essa, ma il ramo del ciliegio pareva più ricurvo, come se stesse sopportando un certo peso. La voce si era trasformata in un flebile canto e Bruno non voleva credere a quanto vedeva e udiva, ma non avendo forza da dare alla ragione si lasciò carpire dalla nenia senza pensieri.
Le parole si fecero più chiare narrando di una giovane donna scelta dal bosco come cantora. Era cresciuta avvolta dalle voci degli esseri elementali e dagli spiriti di quei luoghi che raccontavano storie e fiabe. Lei, nel tempo, queste parole udite le aveva trascritte in molti diari, ma poi un giorno venne colpita da una grave malattia che in poco tempo la portò lontana. Il suo Spirito, però, era rimasto tra quegli alberi e sentieri presentandosi nella forma eterea di una ninfa. Fu lei, alla fine di questa storia, che prese parola. Bruno ebbe un sussulto, comprese che era lo Spirito di Alice a parlare. Il loro grande amore era riuscito ad aprire il cuore dell’uomo, ad attivare il senso più profondo dell’udito in modo che le voci del bosco potessero arrivare a lui. Come la moglie, quando era in vita, Bruno era divenuto sensibile agli esseri elementali, allo spirito del vecchio ciliegio cantastorie, al canto della fata del bosco ed alla voce della ninfa Alice. Lo Spirito della moglie cantò che era felice, che sempre sarebbe stata vicina al marito ed ai suoi figli. Rassicurò Bruno dicendogli di avere speranza e fiducia, di stare vicino ai figli, di tornare ad essere felice. Infine, gli rivelò ove aveva riposto i suoi diari pregni di storie.
Bruno si risvegliò alle prime luci dell’alba seduto sul terrazzino che dava sul giardino. Si sentì umido di rugiada ed infreddolito nel corpo, ma caldo nel cuore. Si alzò, osservò di sotto l’altalena ferma ed il ramo più forte del vecchio ciliegio bello disteso. Lentamente rientrò in casa e salì sulla soffitta ritrovando una vecchia madia in legno coperta da polvere e muffa. L’aprì trovandovi dentro molti quaderni in cui la moglie aveva trascritto storie e fiabe, narratele dal bosco e dalla fata delle storie.
Da quel giorno cominciò a leggerle ed a raccontarle la sera ai figli prima che s’addormentassero. Come per incanto, la serenità e la gioia tornarono nei loro cuori.
Capita ancora che qualche notte Bruno si sveglia richiamato dal canto di un essere femminile che proviene dall’altalena. Il cuore gli dice che è la fata delle storie che dondola felice cullata dal vento. Lui non ci crede sino il fondo, ma non si cura di questi pensieri, si lascia trasportare dalle nenie che ode soavi, ed alcune volte riesce ad udire l’eco di un canto felice dal centro del bosco. E’ la ninfa Alice che, nel suo regno naturale, si sente una regina ed è piena di gioia.

Tags: scrittura


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