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21 Dicembre 2012

INVERNO: la rinascita della Luce

Categoria: Blog

L'inverno stagione della natività

L’inverno della vita cristiana è l’incontro con la nascita di Gesù. Il venticinque di dicembre non sembra sia la giusta data biologica della natività, quanto piuttosto una collocazione temporale per sostituire i culti del solstizio pagano. Ciò ha ridato profondo senso religioso a queste usanze in un contesto cattolico. I giorni del solstizio d’inverno sono giorni in cui il buio, la notte, raggiunge la massima espressione rispetto alla luce, al giorno. Abbiamo giornate brevi, subito nel pomeriggio calano le ombre e ci ritroviamo a dover accendere luminarie e stufe per riscaldarci. Per questo le tradizioni pagane affidavano a questo periodo, il meno luminoso, culti e feste che stimolavano o esprimevano il ritorno della luce. Dal giorno di solstizio d’inverno, il più buio dell’anno, la luce lentamente riprende forza e per questo siamo stimolati a ricercare luminosità dentro di noi.
Così, nei periodo cupi dell’umanità si sono avute figure profetiche capaci di portare una voce pura e limpida, nuova, un faro in grado d’illuminare il cammino dell’uomo e della donna. Ogni profeta ha ridisegnato la Verità in conformità al periodo ed alla sequenza storica dei suoi predecessori. L’essere umano, poi, ha preservato e spesso “manipolato” questi insegnamenti fondando le religioni. Ma il termine religione indica ciò che ci unisce, e questi Profeti hanno sempre cercato di unire l’essere umano al Divino essendo loro stessi mezzi e non fini.
Il Natale ci riporta all’umile nascita dell’essere umano Gesù, ma con essa abbiamo tutti i segni e le profezie che già ci fanno comprendere la portata di quella venuta. C’è molto da riflettere sul simbolismo reale di tutti quegli eventi che si racchiudono nel Natale. Ma quello che vorrei porre come spunto di riflessione in questa stagione è la seconda venuta di Gesù, spesso richiamata nel Nuovo Testamento, il ritorno del Cristo. Vorrei pensare tale venuta non come la reincarnazione in sembianze umane di Dio, come spesso viene definita, quanto come la reale modalità di vivere il Natale dentro di noi. Mi piace pensare a questo come al momento in cui Gesù, ed il suo insegnamento, attecchisca nel nostro cuore, inizi a scorrere nel sangue divenendo parte vitale e fondante della vita fisica, mentale, emozionale e spirituale. Far nascere Gesù dentro di noi è un evento sconvolgente, radicale, quanto naturale. E’ il divenire esseri umani, lasciarsi sedurre dall’amore per la vita, per la natura, per gli altri ed impegnarci a costruire un mondo migliore, un mondo a dimensione umana. Non significa delegare a riti, dogmi, rispetto dei precetti, insomma al vivere esteriore, ma esperire il nostro cammino con quella santità che ci viene chiesta dalla vita stessa. E’ vivere religiosamente la quotidianità e non rendere quotidiano la religione, significa rendere rito ogni atto, ogni incontro, ogni respiro.
In questo periodo storico ove sembra che l’oscurità sia padrona, solo perché l’economia ristagna, le istituzioni politiche e religiose fanno acqua da tutte le parti; in questa stagione ove sembra che il sole abbia poca forza, poca capacità di scaldare e vivere la natura; nei periodi ove sembra che la vita non ci sorrida, che ci sia solo buio e depressione. In questi momenti la luce c’è ed è più forte che mai. Dobbiamo cercarla con fiducia dentro di noi e lasciarci illuminare da lei, anche se ciò significa sconvolgere, cambiare, affidarsi. Anche se ciò significa vivere, soprattutto perché ciò significa vivere. Per il cristiano ciò vuol dire trovare Gesù e viverlo nella sua seconda venuta, ove noi rappresentiamo la Sua carne ed il Suo sangue, Lui il nostro Respiro.

Questo pezzo è pubblicato nel bollettino della comunità di Bormio dell'inverno 2012-2013

Tags: scrittura


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