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28 Luglio 2011

Il Ragazzo e lo stambecco

Categoria: Blog

fiaba scritta qualche anno fa

Tempo fa, nel Parco Nazionale dello Stelvio, situato nel comprensorio tra l’Alta Valtellina e il Trentino, gli uomini della forestale rimasero a bocca aperta: davanti a loro comparve, veloce e sfuggevole un piccolo esemplare di stambecco dal pelo bianco. Esso camminava dietro la madre lungo un dirupo, un attimo solo, per poi scomparire dentro una grotta, probabilmente la loro tana. Le due guardie non ebbero né tempo né capacità di catturarne un’immagine. Una volta giunti alla sede raccontarono ai colleghi di tale scoperta, ma non vennero creduti. In fondo la figura dello stambecco albino era frutto di tante leggende, ma mai se ne era visto un esemplare nella valle. Le due guardie tornarono più volte nella zona, muniti di macchina fotografica, ma non rividero più lo stambecco bianco. Passò del tempo e della storia si dimenticarono. Mesi dopo, Paolo, figlio di una nota guida alpina della località di Bormio, inoltratosi solitario verso la croce del Monte Reit, nel Parco dello Stelvio, avvistò uno splendido stambecco albino, cresciuto, forte, maestoso. Il ragazzo da sempre amava camminare solitario per boschi e sentieri, dopo averlo fatto per molto tempo in compagnia del padre, uomo di montagna, che aveva perso la vita salvando un disperso. Paolo non era amato e rispettato dai suoi coetanei, loro preferivano passare il tempo per le vie del paese o tra giochi elettronici e televisione. Egli veniva deriso, sbeffeggiato, per cui preferiva ritagliarsi momenti sereni in mezzo alla splendida natura del Parco, un’oasi ove vegetali e animali potevano crescere liberi e protetti. Alla vista dello stambecco ricordò le molte leggende, narrate in libri e raccontate dal padre nelle notti d’inverno, in cui vi era protagonista l’esemplare albino, un animale fantastico, mitico. Ora lo vedeva davanti a sé. Decise di nascondersi in una zona contro vento aspettando che passasse più vicino. Quando lo vide a pochi metri rimase estasiato da tanta bellezza, ma osservò nel suo muso due occhi tristi. Paolo sapeva comprendere lo stato d’animo degli animali, ciò che provavano, il loro linguaggio ed i loro pensieri. Questo dono era nato naturalmente in lui nelle lunghe giornate passate in mezzo alla natura, ascoltandola ed apprezzandola. Sentì, quindi, dentro di sé il motivo di tanta tristezza: essendo bianco, diverso da tutti i suoi simili, non era riconosciuto ed accettato da loro. Per diverso tempo era rimasto con la madre, ma poi lei era stata catturata in una trappola posta dai bracconieri ed era morta. Ora, rimasto solo, vagava nascondendosi, perché credeva di essere sbagliato, un errore della natura, un diverso. Infatti nessun animale sapeva riconoscerlo, mai avevano visto un simile esemplare: avevano paura e lo scacciavano lontano. Paolo comprendeva tutto questo, in fondo anche lui era lasciato solo ed in disparte perché nutriva interessi e passioni diverse rispetto ai suoi coetanei: ai giochi elettronici ed alla vita per strade asfaltate preferiva la compagnia della natura, la scuola del mondo naturale. Egli lasciò che l’animale passasse e con grande abilità lo seguì senza farsi ne vedere ne sentire. Ad un certo punto lo stambecco scomparve, all’improvviso. Il ragazzo affrettò il passo arrivando proprio al bordo di un improvviso dirupo: in fondo scorse lo stambecco, ferito. Corse giù raggiungendolo: l’animale era impaurito, voleva scappare, vedeva sopraggiungere un essere simile a quelli che avevano ucciso sua madre, ma non poteva muoversi, una zampa gli faceva troppo male, forse era rotta. Il ragazzo comprese: cercò di tranquillizzarlo, piano piano riuscì a farsi capire, ad accarezzarlo ed a fasciare con un fazzoletto la gamba ferita. Chiamò poi, con il cellulare, un amico del padre, guardia forestale, chiedendogli aiuto. Nel giro di un’ora accorsero un gruppo di operatori del Parco che rimasero sbalorditi da tale scoperta. Presero lo stambecco con loro portandolo alla sede e lì lo curarono amorevolmente per alcuni mesi. Nel frattempo la notizia si sparse per il paese e per giornali, ma le abili guardie fecero in modo che l’animale non venisse disturbato, ma potesse guarire sereno in mezzo a persone gentili, tra cui il ragazzino che lo aveva salvato. Tra Paolo e lo stambecco nacque una profonda amicizia: per la prima volta l’animale poté sentire l’affetto e l’accoglienza da parte di altri esseri, comprese che tra gli uomini vi erano alcuni che nutrivano grande amore per lui e gli animali. Quando venne il giorno della sua liberazione, venne portato da alcune guardie e da Paolo, nella notte, nel bosco e lasciato andare. Gli venne applicato un piccolo chip in modo da poter essere tenuto sotto controllo senza privarlo della libertà. I suoi simili, però, vedendo quanto aveva subito invece che accoglierlo lo odiarono ancora di più: era un privilegiato amico degli uomini. Lo scacciarono lontano dal branco relegandolo alla triste vita in solitudine. Solo le visite degli uomini del Parco e di Paolo lo accompagnavano nelle lunghe giornate nei boschi. Una notte, all’albedo, mentre si trovava vicino a dove il branco dormiva, sentì dei rumori strani. Si svegliò di soprassalto e scorse due uomini con il fucile che stavano per sparare ad alcuni stambecchi che non si erano accorti del pericolo. Erano dei bracconieri. L’animale aveva appreso, dai racconti del ragazzino mentre era nella Sede del Parco, della leggenda secondo la quale chi ammazzava uno stambecco albino sarebbe stato maledetto morendo entro l’anno. Tutti ritenevano tale maledizione una realtà. Fu così che balzò veloce davanti ai suoi compagni, risvegliandoli. Lo stambecco albino, con fare ardito, si era messo davanti al tiro del fucile dei bracconieri. I due rimasero stupiti e inermi: non potevano sparare altrimenti sarebbero caduti nella maledizione. Essi cercarono in tutti i modi di spostarsi, ma lo stambecco si poneva sempre davanti a loro. Nel frattempo cominciò a bramire forte, invitando gli altri stambecchi a fare la stessa cosa. Sapeva, infatti, che lì vicino potevano trovarsi alcune guardie forestali che nella notte cercavano di identificarlo per monitorare i suoi spostamenti. Il gran rumore richiamò, infatti, due guardie che accorsero veloci scoprendo i due bracconieri. Questi, impauriti, scapparono lasciando i fucili, ma vennero identificati e fotografati. Il giorno dopo le guardie poterono finalmente arrestare quei bracconieri che da tempo uccidevano animali del parco vendendone pelle, carne e corna di frodo. Erano coloro che avevano ucciso la madre dello stambecco bianco. Egli, invece, venne accolto dal branco: i suoi simili rimasero colpiti dal suo coraggio, dall’astuzia e dal grande gesto d’amore. Compresero quanto stupidi ed egoisti erano stati relegandolo lontano solo perché aveva un pelo diverso dal loro. Il grande amore e la naturale freddezza dello stambecco albino aprì il loro cuore, così lo festeggiarono scusandosi per quanto avevano fatto. Anche negli abitanti di Bormio e dei paesi limitrofi, la scoperta di tale esemplare suscitò grande interesse risvegliando l’amore verso il Parco Nazionale dello Stelvio. Gli uomini del Parco organizzarono nuove visite guidate, convegni, incontri, avvicinando sempre più la gente alla natura ed alla montagna. Anche i coetanei di Paolo subirono il fascino di tale vicenda. Il ragazzino che aveva salvato lo stambecco albino divenne un eroe, i suoi compagni si scusarono per come lo avevano trattato e cominciarono a rispettarlo ed a seguirlo nelle passeggiate per i boschi. Con lui riscoprirono la fantastica magia della natura conservata e protetta dagli uomini del Parco. La vicenda aveva così permesso a Paolo di essere accettato e compreso dagli amici divenendo per loro un punto di riferimento. Fra loro, sicuramente, nasceranno nuove guide alpine e guardie forestali, persone che da sempre proteggono e sempre proteggeranno i nostri fratelli e le nostre sorelle della natura: gli esseri vegetali, animali e minerali.

 Questo Racconto è stato pubblicato nella raccolta "Una fiaba per la Montagna - La Magia dei Parchi" edito dall'associazione L-Peilican in occasione del concorso letterario Una fiaba per la Montagna 2007.

Tags: scrittura


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