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03 Giugno 2011

Il Derviscio e la Foglia

Categoria: Blog

Racconto ispirato al mondo orientale Sufi

Moltissimo tempo fa in una grande città si tenne un’asta benefica in favore dei poveri. Tale avvenimento era stato voluto dal re per porre fine alle continue proteste di un popolo soffocato da innumerevoli tasse e dall’egoismo della classe benestante, sempre più avida e meschina. Il sovrano aveva ceduto alla proposta di un derviscio, povero e vagabondo, dalla conosciuta saggezza. Egli aveva convinto il re e tutti i principi della zona che sarebbe stata una grande opera benedetta da Dio quella d’indire un’asta di opere d’arte attraverso cui si sarebbe raccolta una somma in denaro da devolvere ai poveri del regno. Loro avrebbero terminato con le noiose proteste, mentre i ricchi avrebbero potuto divertirsi gareggiando con lo scopo di ricevere onori dal re: infatti il proprietario dell’opera maggiormente piaciuta e valutata sarebbe stato premiato con un titolo onorifico dal re. In questo modo i ricchi avrebbero fatto di tutto per presentare qualcosa di prezioso e bello pur di poter avere un premio dal re. Fu così che, come stabilito, venne allestita tale operazione nella piazza centrale della città. Su un grande palco, presieduto dal re, sarebbero state battute varie opere offerte dai benestanti della zona, dal sovrano stesso e da alcuni enti religiosi. Due ore dopo l’alba, piazza gremita, iniziò l’asta. Una fine e densa pioggia autunnale bagnava l’evento. Vennero battuti splendidi quadri, sculture stupende in legno, marmo ed argento, tappeti ed arazzi provenienti dal lontano oriente. Il re era felice della riuscita della manifestazione, mentre molti gareggiavano per ottenere la palma della opera più ricca e bella. Quando venne battuta la penultima opera, un bellissimo quadro raffigurante la natività di Gesù, il proprietario di essa ottenne il maggior successo e la pittura il valore più alto. Tutti gli altri rimasero delusi, ma estasiati da tale opera. Erano ormai certi che a lui sarebbe andata la vittoria. Infatti per ultimo sarebbe stato messo all’asta un oggetto appartenente al derviscio. Lui, si sapeva, era povero, cosa mai avrebbe potuto presentare se non un umile oggetto?. Venne il suo turno, salì sul palco e presentò la sua opera. Da sotto il vestito, liso e tutto rattoppato, emerse una foglia. Era bella, ricca di nodi e sottile, quasi trasparente, di color verde arancio e sfumature giallastre. Il gruppo delle persone benestanti scoppiò in fragorose risate, il derviscio presentava una foglia, una stupida e semplice foglia!. Il re mise a tacere la folla, ed il battitore iniziò l’asta. Fu lo stesso sovrano, per primo, forse per non offendere la semplicità del saggio, ad avanzare un’offerta. Qualche altro tra la folla alzò la posta, anche loro per non offendere la bontà del sovrano. Ad un certo punto il derviscio alzò verso l’alto la foglia per meglio mostrarla alla gente: “Egregi signori, vogliate scusare la mia irriverenza, ma vorrei che voi guardaste meglio questo prezioso oggetto. Esso cela un grande segreto, per cui vi chiedo di osservarla attentamente, non servitevi solamente della vista esteriore, ma utilizzate anche gli occhi del cuore”. Così dicendo passò tra la gente ritornando sul palco poco dopo. Quasi tutti confermarono quanto avevano visto prima, nulla più che una foglia. Improvvisamente, però, vi furono due persone che cominciarono ad aumentare a turno l’offerta. Fu una lotta incessante, il prezzo continuava a salire sino a che, ad un certo punto, s’intromise il Re: “Ora è giunto il mio turno: offro tutti i miei averi e il mio regno!”. La folla rimase sbalordita, alcuni pensavano “ma il re è pazzo, per una foglia!”, altri ridevano a crepapelle pensando ad uno scherzo. Ma così non fu. Il re vinse l’asta, la foglia gli fu consegnata in cambio del regno e di tutti i suoi averi. Tutto veniva donato ai poveri, ai cittadini che sino ad ora erano vissuti, a fatica, sotto il governo del sovrano. Il re si alzò in piedi, prima di deporre la sua corona e dare tutti i suoi averi doveva offrire al derviscio, vincitore della gara in quanto proprietario della foglia, l’onoreficenza che aveva promesso. “Carissimo saggio, proclamo la tua vittoria e sono felice di poterti offrire il premio promesso. Come capite il mio regno e le mie ricchezze apparterranno al popolo, ma  affinché non ci sia anarchia e lotta occorrerà una persona in grado di amministrare e regnare assieme a loro. Ecco quindi che ti nomino a capo di quella che sarà una repubblica popolare, possa la tua saggezza e la tua onestà guidare il mio popolo. A te, inoltre, sia data in moglie mia figlia.” Così dicendo si spogliò dei suoi vestiti, li diede al derviscio in cambio della sua umile veste. Il sovrano felice e sereno se ne andò uscendo da quella che era stata la sua città portando con sé la foglia. Nel frattempo aveva smesso di piovere, un timido sole faceva capolino tra le nuvole, ed un gioioso arcobaleno colorava la strada percorsa dal vecchio sovrano. Il popolo rimase sbigottito. Un nobile si propose all’attenzione del derviscio: “Grande saggio, non ci è dato da comprendere quale sortilegio o stranezza sia successa, ma tu che sei un sapiente o un mago, potresti spiegarci cosa è successo al nostro re e quale prezioso segreto nasconda quella foglia?”. Il derviscio si sedette sul trono, e con serenità rispose: “Carissimi, oggi dovete inchinarvi al grande potere ed alla grazia di Dio. Siate felici perché al vostro sovrano si è spalancata la porta della saggezza e della comprensione della vita. Voi avete visto e combattuto a suon di denari per opere magnifiche e stupende frutto del lavoro dei più grandi artisti del regno. Grandi lavori di uomini eccelsi, ma nulla rispetto a quanto vi ho portato. Voi in essa avete visto solamente una foglia. In realtà essa è la sua forma, mentre il segreto e la sua grandezza è da essa velato. Il re ha osservato l’opera del Creatore, la foglia si è svelata ed è diventata un libro sacro, ha svelato tutti i segreti della Creazione. Il sovrano ha compreso che essa era opera di Dio, e siatene convinti, quanto ha dato in cambio è una goccia rispetto all’oceano del suo valore.”. Alcuni fra il popolo compresero, decisero pure loro di lasciare tutto ai poveri per seguire il loro sovrano. Un tempo era stato il loro re, ora diventava il loro maestro. Il regno continuò a prosperare, il derviscio governava con saggezza ed onestà ascoltando e prodigandosi per il bene della sua gente. Si racconta che il Re, divenuto derviscio, ha saputo, nel suo vagare, aprire molti cuori sino a quando, giunto in un regno lontano ove prosperava l’arroganza e l’egoismo, ha convinto il re ad indire una gara d’asta di opere artistiche il cui ricavato veniva donato ai poveri. Lui vi ha portato la sua foglia, ma come è andata e una storia che già conoscete. Se un giorno, sulla strada colorata da un gioioso arcobaleno, incontrate il derviscio con la foglia di Dio, inchinatevi a lui e benedite la grandezza e la gloria del nostro Creatore.

Questo racconto si è classificato al terzo posto al concorso letterario "Letterando Berbenno" a Berbenno (Bg) nel 2007.

Tags: scrittura


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