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21 Giugno 2011

IL Cieco Saggio

Categoria: Blog

Un racconto nato riflettendo sulla cecità ed il vedere nel senso più ampio dei termini

Mi ricordo bene quando l’incontrai ero un uomo che vagava per il mondo fenomenico carico di orgoglio, presunzione, egoistico senso di conquista. La vita era ciò che vedevo, fuori, il successo, il lavoro, l’efficienza. Lui per me altro non era che un uomo sfortunato, forse inutile, di peso, che vagava condotto da un cane, accompagnato a volte da coloro che lo compativano perché cieco. Ci siamo incontrati in una sala d’aspetto dell’ospedale. Mi ricordo che io lo guardavo, con presunzione, compatimento, dall’alto, mentre lui era assorto nei suoi pensieri, il cane riposava al suo fianco. Rimasti soli, lui si era rivolto verso di me, come se sentisse i miei pensieri, come se mi vedesse, e dalle sue poche parole mi sentii trasportare in un mondo nuovo: “Deve essere triste avere gli occhi e non saper vedere”.
Dovetti riaccompagnarlo sino all’uscita, e in quei pochi passi al suo fianco scoprii una nuova dimensione del vivere, del sentire, del vedere. “Vienimi a trovare, hai bisogno di stare un po’ con me, aprirti nuove visioni” mi disse lasciandomi e proseguendo da solo per la via con il suo cane.
Rimasi sconvolto dalle sue parole, dal suo sentire, dal suo vedermi realmente per quello che ero. Ci ritrovammo, e lui mi spogliò da ogni apparenza, non mi vedeva per ciò che mostravo, ma per ciò che ero. Un giorno mi si parò dinnanzi e mi disse: “Senti ragazzo, io e te possiamo aiutarci: tu a condurmi nel mondo esteriore ed io a vedere nel mondo interiore”.
Così è stato per molto tempo. Quando camminavamo assieme per le vie del paese io lo sorreggevo e lo conducevo in ogni dove. Gli descrivevo ciò che vedevo, ciò che era fuori, ai miei occhi: forme, colori, sfumature, volti, modi di camminare e tutto altro ciò che osservavo.  Lui mi trasmetteva ciò che vedeva da dentro, con gli occhi interiori, quelli del cuore: sensazioni, emozioni, la vastità profonda dell’espressione. Era un’esperienza travolgente, pregnante, profonda, e sempre più comprendevo quanto poco significante era ciò che si mostrava agli occhi esteriori rispetto a ciò che emergeva da quelli interiori.
“Dio mi ha regalato un grande dono: la cecità. Grazie ad essa sono potuto penetrare nel mistero della vita. Non ti vedo, ma non è celato al mio cuore ciò che sei. Io posso vedere la realtà. Tu non vedevi che l’illusione, ma ora hai compreso che cosa significa saper vedere.”. Mi disse pochi giorni prima della sua morte. Al suo funerale vi era tutto il paese e molte persone venute da lontano. Molti di loro mi dissero che lui, il saggio cieco, aveva loro donato la capacità di vedere.
Ora non sono più un uomo che vaga nel mondo fenomenico carico d’orgoglio, presunzione ed egoismo. Sono un uomo di Fede, perché Dio ha permesso a un saggio cieco di donarmi la vista.

Tags: scrittura


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